CITAZIONI: Al mattino stringi forte i desideri

“Adesso ha molto più tempo di quanto vorrebbe. È un tempo così esteso da farle il vuoto intorno, e a lei tutto quel vuoto fa paura, ma ha deciso di attraversarlo da sola.”

“Lui si è fatto l’idea che il tempo sia un nemico degli adulti. Gli adulti, quando li osserva, stanno sempre combattendo contro il tempo. Guardano l’orologio o guardano l’ora sullo schermo del cellulare o dicono <sono in ritardo>. Non hanno mai tempo per giocare con lui o per fare delle cose che li facciano stare bene.”

“Pensa che deve volere bene ai suoi pensieri, come le diceva il papà. Soprattutto a quelli del mattino, perché sono una nuova speranza.”

“Questa mattina mi sono svegliata e mi è venuta voglia di chiedervi quand’è stata l’ultima volta in cui siete stati felici. Per capire se a voi viene più facile che a me. A volte guardo le finestre degli altri, da fuori, soprattutto la sera, e mi chiedo se lì dentro siano felici, e come facciano ad esserlo. Se devo pensare a una cosa che toglie il fiato, come per esempio salire su una mongolfiera, anche se non ci sono mai salita, direi che è passato tanto tempo dall’ultima volta in cui io sono stata felice. Se invece devo pensare a una cosa che toglie il respiro per un attimo, come gonfiare un palloncino, anche se è da molto che non ne gonfio uno, direi che è successo ieri, mentre accarezzavo la pancia del mio gatto. Avrei voluto chiedervelo già quando ho letto la convocazione dell’assemblea di condominio in cui sicuramente parlate di cose importanti, ma dove immagino che nessuno chieda al suo vicino se è stato felice, ultimamente. Poi mi sono detta che forse la felicità è imparare nuove abitudini. Nuove buone abitudini, voglio dire. Come accarezzare più spesso la pancia del mio gatto. E anche la mia, se è per questo.”

“A volte le risate sono un nascondiglio eccellente.”

“Questa mattina mi sono svegliata e ho guardato i libri accumulati vicino al letto. Non ce ne sono molti. Non molti quanti ne vorrei. È per via dello spazio. […] Mi piace tenermeli intorno uno sull’altro. Mi fanno sentire protetta. Mi piace averne di nuovi e mi piace anche averne di vecchi. Quelli vecchi li leggo con prudenza, perché la carta è fragile e se giri le pagine senza pensarci potresti strapparne una. Allora mi sono messa a pensare a come scelgo quale copia di un libro comperare. C’è n’è sempre qualcuna sciupata, per via di come sono state impilate o a causa di chi ha dato un’occhiata. Sono quelle le copie che scelgo, di solito. Quelle rovinate, perché penso che nessun altro le vorrebbe. Compro le copie rovinate perché hanno una piccola storia da raccontarmi. Una storia dentro la storia. O fuori dalla storia. Una storia che nessuno vuole più ascoltare. Per lo stesso motivo incollo i piatti che si rompono. Amo le storie che altri lasciano indietro e le conservo per quando il silenzio si fa troppo pesante.”

“Emilia pensa che lei e Gina si assomigliano, perché nessuna delle due ha paura dei silenzi. Entrambe sanno che ci sono parole che hanno bisogno di potersi depositare, lentamente, dopo che sono state liberate nell’aria. Alcune escono dalla finestra. Alcune si mettono per terra, in un angolo. Alcune si infilano nelle crepe dei mobili o delle pareti. Altre si appiccicano alle guance di chi le ha pronunciate.”

“Emilia fa un grosso respiro. Forte e lungo. E poi butta fuori l’aria come se dovesse soffiare via tutte le cicatrici del passato.”

“Non è vero che non hai senso dell’orientamento. Ce l’hai. È solo che cerchi strade diverse da quelle percorse dalla maggior parte delle persone. È per questo che hai avuto spesso l’impressione di perderti. Ma non ti eri persa: hai fatto dei giri molto lunghi.”

“Le lacrime, prese singolarmente, non hanno molta voglia di parlare, ma se le tieni vicine sanno raccontare delle storie.”

“Quando sei davanti a una scatola vuota, e devi decidere come riempirla scegliendo tra tutte le cose che vorresti mettere in salvo, capisci ciò che conta davvero per te.”

“Adesso pensa che avrebbe potuto invitare prima i suoi vicini di casa: Anna per fare due chiacchiere quando fuori piove. O quando ti piove dentro e l’acqua va di qua e di là e anche il tuo umore va di qua e di là”

SINOSSI:
Emilia è ferma davanti al grande palazzo. Con lei ha solo poche valigie e i suoi due adorati gatti. Dopo aver smarrito le redini della propria vita, è lì per ricominciare: una nuova casa e nuovi in­quilini da conoscere. Ma l’accoglienza che riceve non è quella che si aspettava.
Emilia è stanca di saluti frettolosi e frasi di circo­stanza, e decide che l’unico modo per cambiare la situazione è suscitare la curiosità di chi passa ogni giorno davanti alla bacheca del condomi­nio. Proprio lì Emilia appende mattina dopo mattina un foglio con poche righe in cui raccon­ta sensazioni, ricordi, speranze. Senza rivelare la propria identità. Forse scrive per far sentire la sua voce in qualche modo. O forse per donare un po’ di gioia a chi rincorre la vita senza più sof­fermarsi sulle cose semplici. Ci deve essere qual­cuno che come lei ama il colore giallo, ricorda la bicicletta su cui da bambino gli sembrava di volare o ha timore di ciò che ha perso e che non trova più. Ma così non è. 
Fino al giorno in cui, accanto al suo messaggio, trova una figurina da bambini. Non ha idea di chi possa essere stato, ma tutti gli indizi porta­no a quel bambino con la maglietta di Star Wars e un libro aperto sempre in mano. Emilia sente che sarà lui il suo primo amico nel palazzo e che poi, piano piano, riuscirà ad avvicinarsi a tutti gli altri inquilini. Anche se non è facile insegnare di nuovo al cuore a fidarsi dopo che è stato illuso tante volte. Anche se non è facile esprimere i propri desideri per condividerli con gli altri. Emilia scopre che bisogna tenerli stretti per non farli volare via.

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